“Loro Ciuffenna: tesori d’arte da riscoprire”: Riflessioni intorno alla progettazione di un percorso di outdoor education nella scuola Secondaria. Da docenti di frequente sperimentiamo le difficoltà di passaggio tra teoria e pratica e viceversa. Passiamo anni a formarci su metodologie che non abbiamo mai occasione di sperimentare e spesso ci troviamo a dare precedenza alla trasmissione frontale
delle conoscenze disciplinari, al contenuto di una programmazione lontana dalla
realtà in cui i ragazzi vivono.
Altre volte è direttamente l’esperienza in classe che insegna prima di ogni altra teoria,
assunto o presupposto pedagogico.
Ritrovarsi spiazzati, disorientati di fronte a una novità può essere un rischio, ma
anche un’opportunità.
E’ questo il caso a cui chiama ogni volta la relazione educativa autentica che non può
prescindere dai reali bisogni dei nostri studenti e dai contesti in cui vivono.
Ancora più spesso dietro a accattivanti sigle in inglese sembra che si celino le
soluzioni a molti dei problemi della scuola contemporanea. Questo è anche il caso
dell’outdoor education, spesso confusa e banalizzata con altre metodologie o
pratiche ecologiche che non hanno niente a vedere con essa.
Si tratta solo di fare lezione all’aperto? Oppure di portare gli alunni nel bosco?
Non è semplicemente questo, quanto in primo luogo partire dall’apertura del mondo,
dall’esplorazione dalla realtà viva al di fuori dell’aula per poi metterla in dialogo con i
saperi e le competenze disciplinari.
Ma questo si può realizzare anche nelle scuole secondarie di primo e secondo grado?
Perché riesce nella scuola primaria e incontra resistenze negli ordini superiori?
Quanto la frammentazione dei saperi e la mancanza di una progettazione condivisa ,
la la pressante scansione oraria del tempo scuola, l’assillo della valutazione e i vari
vincoli burocratici sono realmente a beneficio della formazione degli studenti e
studentesse?
Come insegnanti è una domanda necessaria da farci se vogliamo che il nostro
impegno dia come frutto non solo valutazioni, ma una formazione integrale e un
benessere della persona.
Intanto sappiamo che portare la “scuola fuori” e il “mondo dentro la scuola” è
possibile, perché già ci sono delle testimonianze italiane ed europee.
In questo corso, grazie al confronto tra ordini di scuola diversi, siamo riusciti a
sottrarci dal modo di procedere abituale per vedere più da vicino come si progetta in
una “Scuola Aperta al Mondo”.
Questo confronto ci ha fatto riflettere sui limiti strutturali di una programmazione non
condivisa che frammenta l’esperienza didattica dei nostri studenti.
Il punto è che al di là dei limiti, il cui riconoscimento rappresenta già una premessa
del cambiamento, è possibile oggi programmare in outdoor education al secondo
grado se si ha l’intenzione pedagogica e gli strumenti metodologici per farlo.
Dato che questo corso ci ha arricchiti ed anche entusiasti, e ce ne torniamo a scuola
con un bel percorso per far scoprire ai nostri ragazzi i nostri tesori d’arte del paese, e
valorizzarli, progettato a tre mani e da realizzare a breve, vogliamo terminare con
ironia.
Anche nella scuola secondaria, con pochi ingredienti e tanta passione l’outdoor education, o in qualunque altro modo la vogliamo chiamare…

